Lo zaino più grande è pronto, le ultime cose vanno a riempire quello più piccolo. Credo di aver pensato a tutto per questi tre giorni in valle. Sacco a pelo, una coperta, da mangiare qualche scatoletta di tonno, biscotti ai cereali, cracker, un pò di frutta, miele e poco altro. Poi magliette di cotone, un paio di cambi di intimo, una felpa pesante, una giacca per la pioggia che si prevede abbastanza copiosa in questi prossimi giorni.
Prima di chiudere lo zainetto, che imbraccerò davanti, sotto il mento, poggiato sul torace anche per bilanciare il peso, ripongo due libri, il mio quadernetto, due penne
Bic nere - fedeli compagne già dai tempo della scuola - e la macchina fotografica, unico strumento tecnologico che mi accompagnerà. Nient’altro,
né cellulari, né mp3, né computer, nulla. Mi carico gli zaini e mi incammino.
La
Valle della Luna è la, il suo richiamo mi è arrivato qualche giorno fa. E io ho risposto. Certo, poteva iniziare meglio, pioggia e vento non è esattamente quello in cui speravo, ma tant’è. Non vado per le spiagge, non sarò là per distendermi al sole. E poi questi erano i giorni che avevo deciso di dedicare alla valle, perciò incurante dell’acqua battente e del vento che soffia forte e trasversale, mi incammino. Dovrò tuttavia trovare una grotta che possa proteggermi da queste intemperie.
In valle si vive nelle grotte, anche se alcuni turisti piazzano giù, qua e là, tende di ogni tipo. Non il
popolo della valle, quello che vive stabile questo angolo di paradiso. Le loro case sono le grotte. Lungo il sentiero scorre un piccolo rigagnolo che cerco di “
costeggiare”. Alla
montagna spaccata faccio la prima sosta, già parecchio bagnato, con la giacca che potrà pur essere antivento, ma di certo, visti i risultati, non è antipioggia. Riparto e raggiungo la
spiaggia della prima valle.
Sulla destra, verso
Capo Testa, una grossa conformazione rocciosa cela la
quarta e la quinta valle. Sulla sinistra invece il percorso prosegue con un sentiero abbastanza agevole, da superare solo pochi sassoni sui quali bisogna arrampicarsi, per raggiungere la
seconda e la terza valle. Per andare poi oltre è necessario scalare alte ed impervie rocce, al di là la sesta e la settima valle. Dopo un’ulteriore breve sosta riparto e supero con difficoltà i sassoni resi scivolosi dalla pioggia. Raggiungo la
grotta cosiddetta
Belvedere, dove
Peter vive ormai da diversi anni, dopo aver lasciato la
Germania. Con lui un gruppo di sette otto amici che dalle loro grotte lo hanno raggiunto. Cerco
Scooter ma non è con loro. Anche
Scooter è tedesco e vive la valle da anni. Avrei chiesto a lui dove potermi sistemare.
E’ invece
Peppino, un ragazzo sardo che vive a
Livorno, qui da circa un mese per restarci fino ad ottobre, che mi indica qualche soluzione. Nel frattempo ha quasi smesso di piovere, ma continua a fare freddo. Un saluto e riparto in cerca della mia
grotta. Ne vedo un paio, ma una è troppo addosso al mare, l’altra è troppo piccola e già molto umida. Alla terza decido di fermarmi, almeno per posare le mie cose, e poi mi pare la meno peggio di quelle viste. Mi prendo una mela, cambio maglia e pantaloni ormai fradici, mi rimetto in cammino. Ritorno da
Peter e compagnia, due veloci chiacchiere e proseguo. Ritorna a piovere.
L’acqua scende ora più forte, fitta e grossa. Mi infilo sotto un sassone, ma non è un granchè come riparo. Lampi che illuminano un cielo nero, tuoni che spaccano il silenzio della pioggia che cade. E che continua a cadere. Ma
la valle è sempre splendida… Rimarrò lì sotto più di due ore, forse tre, non posso sapere, anche all’orologio ho rinunciato. In valle non si fissano appuntamenti, non si hanno orari, si va con la luce, oppure, quando c’è… con il sole. Ritorno e il sentiero s’è fatto fiume. Lì dentro cammino, non ho alternative. Raggiungo la mia grotta, ma si è quasi allagata. Per fortuna le mie cose sono poggiate su una cassetta di plastica.
Devo trovare qualche altra soluzione. Mi dirigo verso la
terza valle e dalla
grotta Arcobaleno sento una voce: “
hey, vieni…”. Non vedo nulla, dentro è scuro, mi avvicino ed entro. “
…mazza che lusso! - penso -
una cinque stelle superiore!”.
Mimmo, l’anziano della valle mi dice di sedermi, poche chiacchiere, raccoglie la mia inquietudine e mi invita da lui. Non me lo faccio ripetere due volte, corro a prendere le mie cose… ce l’ho fatta! La
grotta Arcobaleno è l’unica che può tenere una pioggia come questa.
Recupero le mie cose, le sistemo, poi rispondo al desiderio di una cara amica che, in un messaggio del giorno prima di entrare in valle, mi scriveva un sms così: “
prendi x me un sassolino e mettilo in grotta, così anch’io sarò lì…”.
Mimmo ha quasi sessant’anni, ma ne dimostra un bel po’ di più. Mi dice che ha il padre che è del sud, la madre del nord, lui è del centro. Dal suo romanesco l’avevo intuito. La sua vita l’ha divisa tra la sua città, poi
Bologna, l’
Umbria,
Amsterdam, prima di arrivare qui “
dove mi sono fermato – dice –
questo posto mi ha stregato”.
Mi racconta di sé, alcune metafore per dirmi del suo trascorso anarchico, del suo credo pacifista. E della sua voglia di libertà, ripetuta e rimarcata quasi con ossessione. E penso che, sì, forse a volte la libertà può davvero diventare un ossessione, che la sua estremizzazione conduce al contrario del concetto di vera libertà, finisce per essere una schiavitù.
Cala la luce, il giorno sta finendo, scende la sera, poi la notte,
la prima notte nella valle. Una candela illumina quanto basta per poter leggere e scrivere qualcosa. Ogni tanto ancora qualche parola, altri concetti, altre metafore.
Mimmo mi chiede cosa sto scrivendo, rimango vago.
Poi si disquisisce sulla pace e sulla guerra, sul bene e sul male. Spicciole filosofie sulla vita, sull’amicizia e sull’amore, sulla fede e sulle religioni, spicciole, ma
ancheno… discorsi un pò scombinati, un pò no. Fuori ancora acqua e vento, mangio un frutto e qualche cracker. Il sacco a pelo poggia su uno strato di gommapiuma assai usurato.
Non si è un granchè comodi, ma si dorme sereni.
©Roberto Roby Rossi